Secondogenito di sette figli, Alberto Marvelli aderisce all’Azione cattolica nel 1930, entrando a far parte del gruppo fanciulli cattolici.
A quindici anni, il parroco gli affida l’incarico di delegato aspiranti e presidente del Circolo della sua parrocchia. Diventa, poi, segretario diocesano, delegato diocesano e regionale studenti, nonché vicepresidente diocesano.
Il parroco di Maria Ausiliatrice, intanto, lo chiama a reggere la presidenza del Circolo di Azione cattolica. Svolge attività culturali, caritative, ricreative. Al momento della morte è anche presidente dei Laureati cattolici. La sua formazione umana risente dei fondamenti dell’oratorio salesiano e dell’Azione cattolica: unione con Dio attraverso la preghiera e i sacramenti e servizio al prossimo. Laureatosi in ingegneria, lavora presso la Fiat. Durante la guerra, si prodiga nell’opera di soccorso ai più bisognosi e, in seguito, si impegna nell’opera di ricostruzione del paese. Nel 1945 entra a far parte della Società operaia di Cristo. Da allora ha numerosi incarichi: presidente dei Laureati cattolici, vice presidente diocesano dei Giovani di Azione cattolica, membro dell’esecutivo della Democrazia cristiana, membro delle Conferenze di San Vincenzo, consigliere comunale dopo la Liberazione, assessore ai Lavori pubblici, presidente del Consorzio idraulico, capo della Sezione autonoma del Genio civile.
Muore a soli ventotto anni, investito da un autoveicolo militare. La sua tomba, nella chiesa di Sant’Agostino a Rimini, è meta di continui pellegrinaggi. Il beato Alberto è un punto di riferimento per i giovani, gli educatori, i genitori: «Un cristiano a tutto tondo, e sempre controcorrente», lo definisce il vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, nella festa liturgica 2007, in una lettera rivolta direttamente al beato.
È stato beatificato il 5 settembre 2004, a Loreto.